L’Età dell’Entusiasmo e l’Età dell’Interesse

Le ragioni che ci inducono a discutere di politica e a praticarla son svariate e mutevoli. Cambiano con l’età, il corso dei tempi e il variare delle esperienze. Perciò si dice che è possibile “nascere incendiari e morire pompieri.” D’altra parte, c’è chi auspica la cosiddetta obbiettività anche se, intrisi come siamo di passioni, sentimenti e interessi, inevitabilmente, finiamo col propendere da una parte o dall’altra. Ognuno di noi ha un suo carattere, un suo sentire, delle proprie esigenze. Nasce in un ambiente anziché in un altro. Lo stesso ideale di giustizia, è condizionato dalla morale che ispira ogni essere umano e, per avere delle regole valide per tutti e ispirate a principi condivisi (in ragione di esigenze d’ordine pubblico), dobbiamo ricorrere al principio di legalità. Pertanto, mentre esser obbiettivi è praticamente impossibile, l’esser di parte è la normalità e, anzi, proprio a seguito del confronto che deriva dalla diversità di idee, si può giungere non tanto ad una sintesi quanto ad individuare quelle soluzioni di compromesso che, lungi dall’esser negative, favoriscono la soddisfazione di interessi ed esigenze diverse. L’interesse per la politica nasce dalla volontà non tanto di dir la propria, quanto dall’esigenza di partecipare e incidere sulla gestione della cosa pubblica. Si manifesta nell’età giovanile come passione, quando si abbandona l’egocentrismo della puerizia e ci si rende conto di far parte di un corpo sociale. In principio sono i grandi ideali a muoverci. La lotta per i diritti civili, i principi di libertà, eguaglianza, fratellanza, solidarietà, rispetto per il prossimo, giustizia sociale ed equa ripartizione delle risorse.  La tutela dell’ambiente. Nella giovinezza domina l’entusiasmo e tutto ruota intorno ad un ideale di rinnovamento e progresso. Intorno al desiderio di non ripeter gli errori del passato. Tuttavia la gioventù è stagione breve e questi grandi ideali devono, col tempo, contrastare l’urto degli interessi economici e di mero dominio. Lo scontro con questa realtà è assai duro e così, mentre alcuni persistono nella lotta in difesa dei grandi ideali, altri cambiano e si adeguano alle ricette preconfezionate dalla consuetudine dominante, ispirata ai principi di interesse e convenienza. Pertanto, l’età adulta brucia i sogni e le aspirazioni della gioventù e, in età avanzata, si tende ad occuparsi di politica solo per tutelare la propria posizione. Così, la partecipazione alla vita pubblica è rivolta essenzialmente alla tutela dei propri risparmi, alla limitazione della pressione fiscale, alla conservazione di beni mobili e immobili e, più in generale, alla salvaguardia del proprio status sociale, anche a scapito delle necessità del prossimo. I diritti civili e i grandi ideali passano in secondo piano e diventano, talvolta, un mero strumento per il mantenimento delle posizioni economico sociali raggiunte. Non voglio con ciò criticare la propensione a tutelare gli aspetti pratici della vita ma, l’eccesso in questa direzione, può indurre a una minor sensibilità verso le problematiche della collettività e, in certi casi, persino a tollerare intrighi, macchinazioni e malefatte. Son pochi quelli che continuano ad agire sulla base dei grandi ideali. Troppe le persone dedite ad un pragmatismo e ad un utilitarismo sfrenato. Ma, come dicevano gli antichi, “est modus in rebus”. Esiste un punto di equilibrio che non è quell’obbiettività della quale tante volte si parla vanamente, bensì la capacita di attuare un contemperamento fra la tutela dei diritti della persona umana e gli interessi di carattere economico, tenendo fermo il principio che, in nessun modo i diritti dell’uomo, devono essere sacrificati sull’altare del profitto. Negli ultimi trent’anni si è abbandonata questa linea di principio che, invece, era stata seguita nel dopoguerra e, pertanto, il mondo è entrato in una fase di pericoloso regresso. Meglio sarebbe, a mio parere, ritrovare quella via e, insieme ad essa, quell’entusiasmo giovanile che, in altri più felici momenti della nostra esistenza, ci ha spinto ad occuparci di politica in nome dei più alti ideali. Quell’entusiasmo che si è infranto sulla dura realtà della vita e a volte si è piegato ma che deve trovare la forza di risorgere per non favorire un mondo che garantisca gli interessi e le esigenze di pochi a scapito di una moltitudine sempre più derelitta.

6 risposte a "L’Età dell’Entusiasmo e l’Età dell’Interesse"

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  1. “Saturno divora i figli” di Francisco Goya… Molto truculento… Un po’ come quando gi ideali giovanili vengono dilaniato dal cinismo della cosiddetta età matura. Un abbraccio a te caro Tomaso.

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    1. La capacità di resistere è la più grande dote che si può avere. Mantenere la forza di sognare e progettare un mondo migliore è la nostra sola possibilità di salvezza. Felice di ritrovarti qui caro Daniele.

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  2. Ciao , da giovani pensiamo con i nostri sogni, ideali, passioni di potere cambiare tutto ciò che si scontra con il nostro pensiero.
    Col passare degli anni ti rendi conto che quei sogni, quelle passioni si scontrano con una dura realtà, con una società che non tiene conto della giustizia e della legalità.
    Purtoppo viviamo in una società corrotta, ma non per questo dobbiamo subirla ed accettarla, insegniamo ai nostri figli quei valori oggi sopiti.
    Ringraziandoti per la presenza e il commento ai miei versi, ti auguro buon pomeriggio.
    A presto Rakel

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    1. Credevo che la mia generazione potesse cambiare il mondo. Ci troviamo invece in un indicibile marasma. In una crisi di valori che non avrei mai immaginato. Per quanto sia deluso, sento il dovere di non perder la speranza. Si dice che “solo i pazzi credono di poter cambiare il mondo ma poi viene fuori uno così pazzo che il mondo lo cambia davvero.”

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