Qualche Riflessione sull’Affaire Ilva

Ieri sera ho seguito, con vivo interesse, la conferenza stampa del Presidente del Consiglio Giuseppe Conte in ordine alla vertenza che riguarda le acciaierie Ilva. Sostiene Conte che non ci sarebbe stata da parte di Arcelor Mittal nessuna richiesta di “scudo penale” in ordine ad eventuali responsabilità insorgenti, in capo all’azienda, per danno alla salute delle persone e all’ambiente. Tuttavia, lo stesso Premier ha affermato, lasciandomi basito, che nulla osta da parte del governo a concedere detta immunità e … mi chiedo che senso abbia concedere un qualcosa se davvero non è stata richiesta. Segno evidente che, in questo paese, ogni discorso in materia di salute e tutela dell’ambiente passa sempre in cavalleria e Conte, da buon “Cicero pro domo mea” qual è, non vuol perdere questa opportunità per risolvere in qualsiasi modo purché sia questa faccenda. In un momento successivo, il Presidente del Consiglio ha affrontato il nodo economico della questione, rilevando che Arcelor Mittal avrebbe, in un primo momento, accettato l’accordo sulla gestione degli impianti (che prevedeva la salvaguardia di tutti i posti di lavoro) e, in un secondo momento, si sarebbe defilata motivando il suo ritiro dall’affare con l’impossibilità di raggiungere i prefissati risultati economico-produttivi senza procedere alla messa in esubero di ben cinquemila risorse. In buona sostanza gli operai, si trovano tra l’incudine e il martello. Da una parte, infatti, vien come sempre messa in secondo piano ogni esigenza di salute, sicurezza e tutela dell’ambiente. Dall’altra restano appesi al filo della volontà di un imprenditore come Arcelor Mittal, che pur di raggiungere i suoi obbiettivi, sembrerebbe pronto a far orecchio da mercante, travisando il senso degli accordi sottoscritti e calpestando il diritto alla sussistenza di cinquemila operai e delle loro famiglie. In ogni caso, tutto in barba alla Costituzione che, doverosamente, antepone i diritti della persona umana a quelle della produzione e dell’economia. Alla fine, chi paga è sempre l’operaio che subisce lo strapotere di imprenditori e politici e non può difendersi in modo efficace anche perché, ormai da tempo, ha perso qualsiasi struttura ideologico-politica e sindacale che lo possa tutelare con forza e perizia. La situazione è grave e, ormai, sembra proprio di esser legati alla sola speranza. Occorre però una soluzione seria che il Governo e la parte datoriale hanno il dovere di trovare, anche sotto la spinta di una forte protesta degli operai, che devono farsi parte attiva e abbandonare quella posizione di rassegnata attesa che sembra accompagnarli. Bisogna alzar la testa, organizzarsi e  mobilitarsi, proprio come si faceva un tempo e… non cedere mai alla tentazione di mettersi nelle mani di inopportuni quanto inutili “uomini della provvidenza.”

Nella foto: “Quarto Stato” di Giuseppe Pellizza da Volpedo.

12 risposte a "Qualche Riflessione sull’Affaire Ilva"

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  1. Lo scudo penale è un qualcosa di inconcepibile, va però detto che la schizofrenia del o dei Governi è più giusto dire, di darlo, di negarlo, poi darlo poi ritoglierlo non ha proprio aiutato a non dare alla Arcelor Mittal il pretesto per sfasciare l’accordo. Pretesto dicevo, perchè se ora vuole licenziare cinquemila lavoratori è evidente che lo scudo penale non ha nulla a che vedere con il loro vero problema. Cmq non dovremmo mai dover scegliere tra salute e lavoro, costringerci a farlo è criminale. Bella la scelta di Caparezza

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  2. A qualcuno di voi serve ancora acciaio? A me no. Le industrie pesanti in pesante perdita, le industrie pesanti sospettate di far morire di cancro gli operai (e i bambini del circondario) non si tengono per forza aperte per conservare politicamente e “artificialmente” i posti di lavhorror. Le industrie pesanti in pesante perdita, le industrie pesanti sospettate di far morire di cancro gli operai (e i bambini del circondario) si chiudono. Coi miliardi risparmiati si potrebbero sistemare quelle persone in modi più sani e innovativi. Quella del grande parco acquatico era una delle poche pensate follemente intelligenti che i cinquestelle avessero partorito. Naturalmente è stata abbandonata.
    Tutti a riempirsi la bocca con tecnologia e progresso. Ma quando è l’ora dei fatti, tutti, dai politici agli imprenditori, dagli economisti ai sindacalisti agli opinionisti, eccoli lì a ruminare le solite idee VECCHIE.
    La classe operaia non deve “lottare” in quanto classe operaia. La classe operaia deve lottare per diventare ALTRO, deve pretendere, in una società nuova e più giusta e più “pensata”, di diventare altro. Nelle fabbriche che servono davvero (messe in sicurezza per non inquinare e non uccidere) devono lavorare i robot. E quelle che non servono devono sparire.
    Guardo troppo avanti io o sono troppo miopi gli altri? Sono troppo utopistico io o è distopia consolidata (e stupida) la nostra realtà?
    L’aspetto più scoraggiante è che a odiarmi per queste parole, se le leggesse, sarebbe proprio il mondo operaio, che in coro mi darebbe del “radical chic”. (Anche se direttori d’orchestra di quel coro sarebbero, ancora e sempre, gli schiavisti).

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  3. Scudi e condoni sono un vecchio vizio della politica italiana, fomentato anche da cittadini e imprese non in regola che sfruttano i loro agganci coi politicanti nostrani per sfuggire all’applicazione delle leggi e delle regole prima e poi, quando la frittata e fatta, per sottrarsi a sanzioni penali e amministrative. Una prima riforma sarebbe quella di non far più condoni e scudi e stabilire, una volta per tutte, che chi inquina, arreca danni alla salute e froda lo stato debba pagare. Sono d’accordo con te caro Daniele, quel ricatto consistente nel chiudere un occhio su salute, sicurezza e aziende che trafficano in armi (di questo abbiamo parlato anche nel post sulla fabbrica di bombe RWM) pur di avere il lavoro è un autentico abominio, proprio di un paese che non vuol cambiare e… qui mi collego al commento di Zio Scriba. Le tue osservazioni seguono una linea che, in generale, condivido. Mi son chiesto anch’io quanto acciaio possa realmente servire visto che le nostre industrie meccaniche producono sempre meno ma, quando si parla di riconversione, si parla di processi lunghi se on addirittura pletorici, proprio perché siamo in un paese in cui si vuole che “tutto cambi perché nulla cambi.” Allo stesso modo, la classe operaia non cambia perché non ha più guide e le guide ai lavoratori impegnati tra casa e famiglia servono. Il guaio è poi che il proletariato non ha neanche mantenuto le posizioni acquisite e anzi è regredito anche perché, senza guida e organizzazione, ha spesso finito col mettersi nelle mani sbagliate. Credo che in questo paese sia necessario dare ora, nel rispetto di salute e ambiente, risposte agli operai che muoiono di fame adesso e non possono attendere i tempi di una politica e di una imprenditoria che continuano a non cambiare e, come sempre, a vender fumo.

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  4. Non so se questa soluzione sia possibile, considerata la normativa europea che vieta gli aiuti di stato. Però le privatizzazioni son state un disastro. Tutto quello che i privati hanno toccato è diventato sterco. Prima, con la legge Biagi, si è distrutto il lavoro dipendente costringendo i giovani ad avere partita Iva e a lavorare di fatto come subordinati (sarebbe più opportuno dire schiavi), di conseguenza si son ridotte prima le retribuzioni e di seguito ancora i consumi. Hanno trasformato un’economia industriale, quale era quella italiana, in un’economia di servizi, esternalizzato attività per non pagare le tasse. Bisognerebbe valutare l’intervento statale. Ci vorrebbero manager lungimiranti come Enrico Mattei che risollevo’ le sorti dell’Eni quando veniva data ormai x decotta ma in Italia uomini così vengono assassinati dalle mafie mentre per i furbacchioni e i lestofanti si chiedono le immunità.

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  5. … E se poi fosse vero che la Lega ha acquistato 300.000,00 euro in bond della Arcelor Mittal? Ecco perché Salvini dice che bisogna concedere lo scudo penale all’azienda franco-indiana. Non sarà che qualcuno ha più a cuore il suo denaro che la sorte degli operai? Sarebbe un altro bel conflitto di interessi. Un’altra bella commistione tra politica e affari tutta da indagare.

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  6. Ciao, grazie per essere passato da me. Mi sembra di conoscerti già . Bellissimo quel dipinto di Pelizza da Volpedo. Come dici, giustamente, chi paga è sempre l’operaio, vittima sia dei politi che degli imprenditori. Saluti

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  7. Oggi visita del Premier Conte a Taranto. Il contatto con la gente fa bene evidentemente, perché Conte, nel corso dell’intervista odierna, non accetta neanche il discorso sullo “scudo penale” e anzi sottolinea la necessità di contemperare il rispetto della salute e la tutela dell’ambiente col diritto al lavoro e le esigenze della produzione. Su questa via lo si può seguire. Diciamo che, grazie alla pressione della gente, il premier ha fornito un’impressione migliore rispetto alla conferenza stampa di due giorni fa. Voglio aggiungere un’altra cosa: il fatto di essersi recato nell’occhio del ciclone gli rende onore. Non tutti lo avrebbero fatto.

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  8. L’economia e l’industria devono rispondere ai bisogni delle persone, ma chi deve pagare non possono essere, solo e sempre, gli operai.
    Una ristrutturazione della siderurgia è senz’altro possibile ed auspicabile, però i tempi (come dici tu, Voltaire), sono lunghissimi.
    Bisognerebbe perciò lavorare (secondo me) su 2 fronti: bonifiche; mantenimento per così dire “ecologico” degli impianti.
    Di sicuro, il Paese non può perdere un settore strategico. Ancor meno, può farsi imporre 5mila licenziamenti da questa multinazionale, che comunque aveva firmato un contratto. E non certo con una pistola puntata alla tempia. In ogni caso, pacta sunt servanda.
    Purtroppo, per troppi anni (amara verità) i sindacati e la sinistra hanno dormito… pietoso eufemismo. Ancora valido, quindi, il discorso che svolgeva decenni fa Gramsci sui “mandarini sindacali”; perchè il gioco del padrone (termine demodè quanto si vuole ma purtroppo ancora attuale) è noto dalla notte dei tempi.

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  9. Sindacato e sinistra hanno abbandonato la gente per rinchiudersi nei salotti o ragionare sul sesso degli angeli a Capalbio. I diritti non devono esser dati come acquisiti ma difesi giorno per giorno. Son d’accordo con te caro Riccardo.

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