"Sorry We Missed You"

Questo è il titolo dell’ultimo film di Ken Loach. Un vero e proprio grido di dolore che mette in evidenza i limiti e le contraddizioni del mondo del lavoro contemporaneo. Più precisamente, denuncia il dramma della precarietà che libera il datore di lavoro da ogni responsabilità e onere nei confronti del lavoratore e sottopone quest’ultimo ad una forma subdola di schiavitù gabellata per indipendenza e autonomia. E’ quello che sta accadendo in Italia e nel mondo, da quando si è cercato di depotenziare il lavoro dipendente, regolato dalla contrattazione collettiva, con contratti individuali di collaborazione in cui il lavoratore non vende la propria forza lavoro ma , quasi illimitatamente, il suo tempo, sottratto oltre misura alla famiglia e alla propria crescita personale. Così la vita dei rider, dei fattorini e di chiunque accetti siffatti accordi di lavoro è legata a ritmi incalzanti, obblighi e tempi di consegna pressanti, penali, multe, mancati guadagni e… tempo che viene regalato ai committenti oltre ogni ragionevole limite di sopportazione. Non cambia molto la vita di lavoratori di società di servizi di vario genere, oberati da budget spesso impossibili e da intollerabili pressioni commerciali. Ecco che allora, il tempo rubato alla famiglia può esser davvero tanto e che una moglie esasperata si trovi costretta a dire: “Scusa, ma ci sei mancato.” Un grido di dolore, dicevo, perché chi vive nella precarietà non può progettare un futuro. Pensare a farsi una casa e una famiglia. Perché non sempre è in grado di fornire garanzie alle banche e, se anche riesce ad accedere al credito, stare alla pari con le rate può essere davvero un problema. Il tempo sottratto alla famiglia, poi, non lo restituisce più nessuno e si può correre il rischio di scoprire drammi interni ad essa, talvolta troppo in ritardo. Bene faceva l’ex presidente dell’Uruguay Pepe Mujica (del quale abbiamo parlato già su queste pagine) quando esortava i lavoratori ad esser “avari del proprio tempo.” Perciò  apprezzo Ken Loach che, con questo film, ci ricorda che mentre i proletari di una volta lottavano per spezzare le loro catene, quelli di oggi devono combattere per riconquistare il loro tempo, la vita familiare e quella felicità che, da tanto ormai, è stata dimenticata. Occorrono sindacati efficienti e credibili, forze politiche che stiano realmente dalla parte del lavoratore , contemperando le esigenze della produzione con quelle della persona umana e della famiglia. Conformemente a quei principi che prevedono che, in nessun modo i diritti della persona possano essere sottoposti agli interessi commerciali e al profitto. Quel che si chiede è di restituire un valore apicale all’uomo e alla sua dignità. Ma i nuovi proletari devono trovar, come un tempo, la forza di unirsi. Di riorganizzare e alimentare, con rabbia e intelligenza, quelle formazioni sociali poste a tutela dei lavoratori, che non piovono dall’alto ma possono svilupparsi solamente dalla consapevolezza e dalla volontà di chi certi problemi li vive in prima persona.

Nella foto introduttiva il regista Ken Loach. Attribuzione immagine:en:User:Ozgurgerilla [CC BY-SA (http://creativecommons.org/licenses/by-sa/3.0/)%5D

25 risposte a ""Sorry We Missed You""

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  1. Hai toccato il punto dolente. Riunirsi, e lottare, a me sembra che almeno noi Italiani questa caratteristica la si sia persa se mai l’abbiamo davvero avuta. E questo facilita ancora di più questa subdola, costante e progressiva riduzione in schiavitù del lavoratore. Film che non sono riuscito ancora a vedere ma che mi ripropongo di vedere se riesco al cinema altrimenti quando arriverà su Sky.

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    1. Spesso c’è un senso di abbandono da parte del lavoratore, sicuramente anche giustificato dal fatto che le organizzazioni sindacali, per varie ragioni, son state poco incisive e, tante volte hanno ceduto terreno. Ci vorrebbe però più iniziativa da parte della gente. Ci vorrebbe, anche in materia sindacale, una spinta dalla base un po’ come quella che, in politica, esercita il movimento delle sardine. Bisogna risvegliarsi da un torpore e da una rassegnazione che stanno generando davvero una nuova generazione di schiavi.

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  2. Caro Voltaire, un post che ricorda tempi molto duri, ma che ancora non sono passati, un po solo migliorati.
    Ciao e buon inizio della settimana con un forte abbraccio e un sorriso:-)
     Tomaso 

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    1. Diciamo che si stanno facendo passi indietro rispetto alle conquiste di un tempo. Non si è perseverato, come sarebbe starò opportuno, nella difesa delle posizioni acquisite e dei diritti. Un abbraccio a te carissimo.

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  3. Molto bello il messaggio alla base di questa opera. Il tempo.
    Io ho sempre pensato che il miglior stipendio sia il tempo libero che ci resta.
    Perché appunto non può esserci solo lavoro.

    Moz-

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    1. Il lavoro è importante perché dovrebbe fornire i mezzi necessari non solo per la sopravvivenza ma anche per tutte quelle attività che ci consentono di sviluppare la nostra personalità. Tuttavia, il lavoro comporta l’utilizzo del tempo ( che è tempo di vita) e non può essere sottratto alla crescita personale e alla famiglia gratuitamente. Bisogna essere avari del tempo, visto che il tempo regalato è irrimediabilmente perduto.

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  4. un paese che non fornisce certezze alle proprie generazioni non ha dignità. La giungla dei contratti è una vergogna, difficile ormai fare anche delle trattative sindacali perchè spesso i datori di lavoro si ritengono liberi di dirti o prendi questo o disdettiamo il contratto e ne applichiamo uno peggiore firmato con “sindacati gialli”. Vero serve una classe politica credibile, dei sidancati forti, ma io credo che principalmente servano le persone, la partecipazione dei cittadini alle lotte, alle protesta. Non ho ancora visto milioni di italiani scendere in piazza per la vergogna dei contratti, serivrebbe una protesta civile contro lo sfruttamente dei Rider. Ma questo paese è pronto a rinunciare ad avere il suo bel pacchetto ordintato il giorno prima per avere più diginità e libertà?
    Ad oggi purtroppo non credo.
    un saluto

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    1. Le lotte comportano rinunzia, sacrifici e spesso dolore. Chi ha ottenuto delle conquiste è passato per queste cose. Chi non persevera rischia di perder tutto e mai più recuperare.

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  5. Il rapporto OXMAN in questi giorni a Davos : “Nel mondo 2.153 miliardari detengono più ricchezza di 4,6 miliardi di persone, circa il 60% della popolazione globale ”
    E sarà sempre così, perché i ricconi sono coccolati e troveranno sempre un escamotage, per non pagare tasse in maniera adeguata ai loro immensi patrimoni.

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    1. Con tutto quel denaro hanno inevitabilmente il controllo della politica. Difficile fermarli. Almeno sin quando non ci sarà un tracollo globale e una moltitudine così incazzata da rovesciare anche le montagne.

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  6. Come sempre Ken Loach sa rappresentare il presente con perfezione millimetrica. L’abbiamo visto oggi, trovandolo un pugno nello stomaco che serve. Il tempo, la liberazione dell’uomo dal lavoro, queste sono da sempre le vere lotte da fare per una vera sinistra, e il film lo fa capire bene. Altro che la finta libertà della finta libera professione, professata dai leader liberisti dagli anni ’80 in poi (e purtroppo ci è “cascata” molta finta sinistra governista … per questo siamo così ridotti). W Ken Loach 👊.

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    1. Passione e impegno caratterizzano sempre l’opera di questo regista che, forse più unico che raro, rappresenta in modo crudo ed efficace il moderno mondo del lavoro.

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  7. Oggi si vive di precarietà,di stipendi,per quelli che hanno contratto al limite della sopravivenza e moltissime pseudo Cooperative sfuttano i finti soci con orari da schiavitu.Tutto questo lo dobbiamo ad una politica incapace e serva dei Padroni e a un certo Marco Biagi che per primo ,con le leggi da luinsuggerite,ha distrutto i diritti di tutti i lavoratori e una colpa la imputo anche al sindacato che spesso difende i diritti di chi non ne ha bisogno,perché già troppo tutelato .
    A presto.fulvio

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    1. La cosiddetta legge Biagi fu uno degli effetti più diretti dell’economia globalizzata. Di un sistema che rovesciava i valori anteponendo le esigenze dell’economia a quelle della persona. Si diceva, nel contempo, che questo processo non poteva e non doveva essere fermato. Son derivati da ciò effetti nefasti che son sotto gli occhi di tutti. Tornare indietro alla contrattazione collettiva sarebbe opportuno. Perseverare nell’errore o percorrere strade come quella del jobs act (che ha solo creato un diverso modo di esser precari) è un grave errore. In Italia occorre tornare ai principi della Costituzione e allo Statuto dei Lavoratori.

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    1. Grazie. Son tematiche che mi stanno a cuore e mi coinvolgono. Spero che i giovani abbiano la forza di reagire a questo stato di cose e rimediare agli errori di chi ha accettato questo perverso sistema che, giustamente, Ken Loach denuncia col suo film.

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  8. Io sono in pensione da pochi mesi ed, ora, di tempo a mia disposizione ne ho a voltà ma, quando lavoravo, avvertivo proprio il bisogno di avere più tempo per me e per la mia famiglia, soprattutto quando i miei genitori sono diventati anziani e hanno avuto bisogno di più cure e attenzioni (Ora non ci sono più). Io ero un’insegnante e, oltre all’orario di lavoro, le richieste erano molte, dai corsi di aggiornamento alle supplenze , ai quaderni da correggere a casa… Capisco che, chi vive nel precariato, deve darne molto del suo tempo e, in cambio, vive pure nell’incertezza del domani. Credo che sia una materia che debba essere rivista , una persona non può fare il precario a vita. Saluti.

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  9. Non ho ancora avuto il piacere di guardare il film, Ma la tua riflessione mi ha colpita particolarmente, è vero con tutto questo corri corri generale della vita di oggi, e questi lavori sempre più veloci e stressanti, non ci ho mai pensato che noi regaliamo ai committenti, alle aziende il nostro tempo!
    Grazie.

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    1. È la realta: il tempo dedicato al lavoro, se non retribuito, è regalato. Tanto più che molte aziende tendono a non pagare gli straordinari o, al massimo, a compensarlo con ore libere che spesso non si riesce a recuperare e… Il tempo regalato non lo restituisce più nessuno. Grazie x la visita, a presto.

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    1. Sempre importante ricordarsi di queste cose prima di regalare un solo attimo della nostra vita a chi intende solo sfruttarci. Grazie a te x la visita e, a presto.

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    1. È vero c’è molta angoscia. Gente della mia età prima o poi uscirà dal mondo del lavoro. Ma spesso penso ai giovani che rischiano di dover sopportare x diversi decenni le storture del sistema attuale. Se non si avrà la forza di cambiare saranno tempi sempre più grigi.

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