Dall’URSS alla Russia di Putin: La Violazione dei Diritti di Libertà e la Repressione del Dissenso.

Credo sia impossibile dimenticare i crimini perpetrati nei gulag dell’Unione Sovietica, la repressione nei confronti dei dissidenti, l’espansionismo in nome di una rivoluzione sempre rimasta al livello di una dittatura che non fu del proletariato ma di un manipolo di burocrati intriganti, autoritari e crudeli. Non si vide mai la luce di una evoluzione democratica del paese, almeno sino all’avvento di Michail Gorbaciov con le sue “Glasnost” (trasparenza) e “Perestrojka”(ricostruzione-riforma). Si trattò del tentativo di instaurare uno stato socialista di diritto, tanto che la glasnost portò una considerevole riduzione delle attività di censura, ad una crescita della stampa periodica e a un rifiorire dell’attivismo riformista. La perestrojka, invece, incise più specificamente sulle strutture statali e, in particolare, determinò un alleggerimento degli apparati di partito e dell’influenza di questo sull’amministrazione e il governo del paese. Per altro verso, in questo periodo, Gorbaciov, perse progressivamente il controllo delle repubbliche baltiche e di molti altri territori. Si sciolse l’URSS e si costituì la Federazione Russa. Vennero meno il patto di Varsavia e il Comecon. Nel 1989, cadde il Muro di Berlino e con esso la “cortina di ferro.” Seguì l’era di Boris Yeltsin, precipuamente intento a realizzare riforme economiche di carattere radicale e prese corpo il tentativo di colpo di stato del 1991, mirato a ricostituire il vecchio sistema sovietico (… o anche a dare la definitiva stangata alla perestrojka gorbacioviana) . In quell’occasione, Gorbaciov, relegato in una dacia nelle campagne russe, prese le debite distanze dal putsch e Yeltsin, coadiuvato dal consenso popolare, resistette con vigore ai golpisti. Fu comunque la fine della carriera di Gorbaciov e dell’inesorabile passaggio dall’era di Yeltsin a quella di Putin: Il leader dal volto di ghiaccio, formatosi nei ranghi del KGB sovietico, che ha segnato una trasformazione profonda del paese. Nell’orientamento della politica, della società e dell’economia. Un cambiamento che, comunque, non ha in nessun modo dato seguito a quelle istanze di democrazia, libertà e tolleranza che avevano spinto verso la caduta del sistema sovietico. Si può dire, anzi, che l’era Putin rappresenti uno stato di fatto in cui i diritti umani, civili e delle libertà stanno subendo una forte compressione e nella quale non è difficile identificare i caratteri di una deriva autoritaria. Le più recenti tappe di questo processo son state incalzanti e inesorabili. Nel 2013 la Duma ha imposto una serie di restrizioni nei confronti di ogni manifestazione di carattere omosessuale. Nel 2015, invece, è stata promulgata una legge che attribuisce alla Corte Costituzionale Russa la decisione in ordine alla possibilità che lo stato accolga o meno le determinazioni di organi intergovernativi come la Corte Europea dei Diritti dell’Uomo. Nel 2017 son state emanate disposizioni che consentono la revoca della cittadinanza nei confronti di quei soggetti che siano considerati sovversivi e pericolosi per l’ordine costituzionale russo. In questa situazione, si rilevano forti limitazioni della libertà di stampa, informazione ed espressione e, nei fatti, il governo riesce a controllare e limitare l’attività di molti addetti all’informazione potendoli persino costringere a lasciare la Russia. Le autorità russe, inoltre, possono bloccare, in via extragiudiziale, i contenuti condivisi da organizzazioni e siti web stranieri dichiarati “indesiderabili” dal governo. Son numerose le fonti (stampa indipendente e web) che riportano testimonianze di varie forme di intimidazione e intolleranza nei confronti degli oppositori. Attivisti per i diritti dell’uomo, giornalisti, editori, blogger e chiunque mostri nelle parole e nelle azioni di dissentire dal sistema imposto in Russia rischia sempre di essere isolato e censurato. Di questo però si parla poco. La cosa peggiore è che, chi detiene il potere, non mostra in alcun modo di voler cedere la mano. E’ di questi giorni la notizia che la Duma ha sciolto il governo in vista di quel fatidico 2024, anno in cui Putin (al termine del suo quarto mandato presidenziale) non potrà più essere eletto Presidente della Russia. Si ipotizza che, in questo periodo di transizione, verranno promulgate riforme che consentiranno all’uomo di ghiaccio che, da più di vent’anni domina la scena istituzionale e politica russa, di continuare a esercitare il suo incontrastato potere. Sicuramente non decadrà il limite dell’eleggibilità per più di due mandati consecutivi. Probabilmente si farà in modo che Putin possa controllare il paese in qualità di premier attraverso un passaggio elettorale. Certamente verranno realizzate profonde riforme in ordine ai poteri del parlamento e, soprattutto, del Consiglio di Stato che potrebbe essere trasformato in una sorta di “consiglio dei saggi” guidato dalla mente di quel saggio per eccellenza che l’osservatore attento non dovrebbe faticare ad individuare. Ecco allora che chi governa, implacabile e mai sazio di potere, cerca di mantenere in tutti i modi il suo dominio. Tutto ciò nell’indifferenza del mondo e di quei vecchi paladini della democrazia e dell’anti-comunismo che, probabilmente, hanno gioito per la caduta di Gorbaciov e la fine della Perestroika, proprio per il timore che, da quell’esperienza, potesse svilupparsi un socialismo moderato e dal volto umano, capace di smascherare i limiti del capitalismo e del confessionalismo conservatore. Di fronte a queste nuove limitazioni della libertà, a nuove forme di censura e dinnanzi al tentativo della perpetuazione di un potere palesemente autoritario, mi chiedo dove sia finita lo sdegno e la forza di opposizione di tanti e la voglia di un cambiamento reale. Mi chiedo a cosa siano serviti quasi quarant’anni di storia, di confronto, dure lotte e contrapposizioni se si è ricaduti negli errori e negli abusi del passato? A cosa è servito tutto ciò se, sotto il profilo dei diritti umani, in Russia ben poco è cambiato? Se, alla fine della giostra, sembra quasi di esser caduti dalla padella nella brace?

Nella foto: “La Casa dei Pazzi” di Francisco Goya.

15 commenti Aggiungi il tuo

  1. Tomaso ha detto:

    Caro Voltaire, i crimini del passato passano alla storia, sicuro che dimenticare sarà impossibile!!!
    Ciao e buona giornata con un forte abbraccio e un sorriso:-)
    Tomaso

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    1. Voltaire ha detto:

      Importante è poi non ripetere gli stessi errori e non render vani i processi storici. Un saluto a te.

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  2. Ernest ha detto:

    Viene da dire una storia senza pace. Ricordo i giorni del crollo del sistema, putroppo a volte i grandi cambiamenti portano a situazioni simili a quelle che hanno abbattuto. La Russia è in mano ad un personaggio che ha disintegrato al democrazia. Penso anche ai tanti giornalisti censurati e fatti tacere con la forza
    A presto

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    1. Voltaire ha detto:

      La questione Cecena è emblematica di un falso cambiamento. Poi c’è stato pure il caso dell’uccisione della giornalista Anna Poliitskaja (che proprio sull’affaire Cecenia scriveva e indagava) e tanti altri ancora che i generano inquietudine e sospetti. Si è creduto di risolvere il problema eliminando il comunismo ma non si sono coperte quelle falle che hanno lasciato spazio a nuove forme di autoritarismo.

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  3. I troppi nazionalismi sono la rovina del mondo, non solo in Russia, ma in tante parti del mondo. Sembra di vivere un ritorno al passato, troppi diritti calpestati.
    Saluti a presto.

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    1. Voltaire ha detto:

      Nazionalismo, espansione di influenza economico-politica, raggiungimento del potere individuale (o da parte di giunte) stanno riproponendo il problema dell’assolutismo e stanno mettendo la democrazia a rischio in molte parti del mondo. La figura della Russia e del suo leader, purtroppo, sta diventando un esempio per diversi politici assetati di potere. Purtroppo non c’è un efficace contrasto da parte dell’opinione pubblica poco informata, poco cosciente della realtà e a volte sin troppo accondiscendente. Non ci sono buone prospettive.

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  4. Zefiro ha detto:

    L’America, perso lo stimolo della lotta al comunismo, sembra quasi acquiescente.Contro i crimini del comunismo si levarono a suo tempo voci stentoree. Era giusto. Ma ora che in Russia c’è un sistema capitalista tutto sembra essere ammesso e la deriva autoritaria di destra dei paesi dell”est sembra quasi passare in secondo piano.

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    1. Roberto Melis ha detto:

      La ricostruzione e lo sdegno sono condivisibili,ma cio’ che fa piu’ paura e’ il carattere contagioso dell’autoritarismo e del totalitarismo, spesso giustificati con la scusa che certi popoli o persone devono essere coartati per il loro bene. Naturalmente i soliti noti favoriscono queste idee perche’ senza i loro metodi di manipolazione del consenso non conterebbero nulla.

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      1. Voltaire ha detto:

        Poi chi giustifica certi sistemi autoritari, per impornedi nuovi cerca i finanziamenti da certi regimi. Peccato che i verbali giudiziari su certe vicende siano secretati perché se ne scoprire hero delle belle.

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  5. le mie idee ha detto:

    A cosa è servito, chiedi, ma la domanda dovrebbe essere a chi è servito.
    Non c’è dubbio che Putin sia uno zar, un dittatore, insomma e io un’altra rivoluzione non riesco ad immaginarla.
    Cri

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    1. Voltaire ha detto:

      Alla classica domanda “cui prodest?” una risposta me la son data e, in qualche modo, traspare dal post. Il pericolo, per il capitalismo americano, europeo e ora globale era un socialismo dal volto umano. L’esperimento è infatti stato troncato sul nascere attraverso lo strano golpe del 1991. Poi, come spesso accade la situazione è sfuggita di mano e, il più scaltro ne ha approfittato per affermare il suo potere. A cosa è servito? (E qui parlo del problema del superamento delle violazioni dei diritti da parte del vecchio regime). Sicuramente a nulla anche perché in occidente molti denunciavano questi crimini non per la loro oggettiva disumanita’ ma solo per mettere in discussione il socialismo per cui, raggiunto il fine principale, si è lasciato fare. Un’altra rivoluzione? Veramente difficile, anche se tutte le fasi storiche son destinate, in un modo o nell’altro a finire.

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  6. Rachele ha detto:

    Ciao, sembra che questi grandi uomini abbiano sotterrato la parola “PACE” sostituendola con “POTERE”.
    Abbiamo bisogno di avere riconosciuti i nostri diritti, perchè già da molto tempo li hanno calpestati.
    Un pò di colpa è anche nostra troppo buonisti.
    Buona serata e grazie per le tue gradite visite
    Rakel

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    1. Voltaire ha detto:

      Si è troppo blandi, son d’accordo e anche paurosi. Non nego che l’uomo di ghiaccio sia inquietante e tenda ad arrivare un po’ dappertutto, ma se la critica e l’opinione pubblica si fanno intimorire, ogni speranza è persa. Grazie a te per la tua visita.

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  7. La censura per chi dissente è il male minore. Si viene arrestati e chissà cos’altro. I diritti umani in Russia con Putin sono un qualcosa che non viene proprio considerato. Peccato l’era Gorbaciov faceva sperare in qualcosa di meglio.

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    1. Voltaire ha detto:

      L’era Gorbaciov rappresenta la più classica delle occasioni perdute. La cosa grave è che, con tutta probabilità, la si è voluta perdere. Sull’operato della Russia di oggi nei confronti del dissenso sarebbero necessarie approfondite inchieste. Ma l’ONU e tutti gli organismi che, a diverso titolo, potrebbero intervenire (e che dovrebbero vigilare sulle violazioni dei diritti dell’uomo) non si occupano del “caso Russia” spesse volte ormai evidenziato da stampa e web.

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