Giovanni Falcone, il “Maxi Processo”, “l’Ammazzasentenze” e la Strage di Capaci.

Ricorre oggi l’anniversario della strage di Capaci (23/05/1992) nella quale, a seguito di un attentato ordito dall’organizzazione criminale “Cosa Nostra”, persero la vita il magistrato Giovanni Falcone, la moglie Francesca Morvillo e gli agenti della scorta Antonio Montinaro, Rocco Di Cillo e Vito Schifani. Fu la furiosa risposta della mafia all’attività svolta dal giudice palermitano all’interno del “Pool Antimafia”*, vale a dire quel gruppo di magistrati che guidò le indagini e istruì il “maxi processo” a Cosa Nostra, tenutosi a Palermo fra il 10 febbraio 1986 e il 16 dicembre 1987. L’ inchiesta realizzata dal pool e quel processo costituirono, infatti, la più forte azione mai condotta dallo Stato Italiano nei confronti della mafia siciliana che si concluse con 346 condanne (19 all’ergastolo e 74 in contumacia) e 114 assoluzioni. Per la prima volta, nella storia giudiziaria italiana, gli affiliati di Cosa Nostra venivano condannati in quanto appartenenti ad un’organizzazione mafiosa unitaria con tipologia verticistica. Tuttavia, una volta emanata, la sentenza dei giudici di Palermo doveva ancora passare al vaglio della Suprema Corte, dove quasi tutti i processi di mafia venivano assegnati alla Prima Sezione Penale presieduta da Corrado Carnevale (giornalisticamente noto come “l’ammazzasentenze”). In questa sede, molte pronunzie avverse alle organizzazioni mafiose erano state precedentemente cassate, con grande soddisfazione dei vertici di Cosa Nostra. Quando però la sentenza del “maxi processo” fu portata davanti alla Corte di Cassazione, il Primo Presidente Antonio Brancaccio aveva già introdotto un sistema di rotazione nell’attribuzione dei procedimenti e delibero’, dunque, di assegnare la decisione ultima sul processo di Palermo al giudice Arnaldo Valente. Pertanto, con sentenza del 30 gennaio 1992, la Suprema Corte confermò, quasi per intero, l’impianto accusatorio del “pool antimafia” e, per la prima volta, un gran numero di affiliati a Cosa Nostra vennero condannati a pene gravi e irrevocabili. Appena quattro mesi dopo, l’organizzazione mafiosa che, a seguito di quella sentenza aveva subito una pesante disfatta, reagì con inaudita ferocia uccidendo, sull’autostrada che conduce dall’aeroporto di Punta Raisi a Palermo, con una potente carica di tritolo, il giudice Falcone, la moglie e gli uomini della scorta. Quella strage fu la reazione di una mafia duramente colpita, che sembrava aver perso anche ogni copertura giudiziaria ma che, tuttavia, non voleva darsi per sconfitta e, perciò, rispondeva alla giustizia dello Stato col massimo della violenza. Da allora è passato tanto tempo. Le mafie son tornate a proliferare in Italia e in tutti quei paesi che ancora non hanno sviluppato un’approfondita conoscenza del fenomeno.  Non si riscontrano, da parte della delinquenza organizzata, azioni clamorose come in passato, ma la mafia ancora esiste, traffica e briga con estrema protervia ed è perciò necessario combatterla. Con questo articolo voglio ricordare oggi l’impegno, la tenacia e l’estremo coraggio di Giovanni Falcone nella lotta alla delinquenza organizzata. Gli ostacoli e gli impedimenti che incontrò nel suo lavoro. Egli fu un uomo ben consapevole dei rischi che correva . Nonostante ciò, ha tracciato una strada e fornito un esempio che, si spera, non vada mai disperso.

* Nota: con l’espressione “pool antimafia” si indica quel gruppo di magistrati , nato da un’intuizione del consigliere istruttore Rocco Chinnici e costituito, successivamente all’assassinio dello stesso Chinnici, da Antonio Caponnetto. Del pool faceva parte anche il giudice Paolo Borsellino, ucciso il 19 luglio del 1992 nella strage di Via d’Amelio per le medesime ragioni per le quali Giovanni Falcone fu assassinato). Il giudice Borsellino spiegava che “il pool nacque per risolvere il problema dei giudici istruttori che lavoravano individualmente, separatamente, ognuno per i fatti suoi, senza che uno scambio di informazioni fra quelli che si occupavano di materie contigue potesse consentire, nell’interazione, una maggiore efficacia con un’ azione penale coordinata, capace di fronteggiare il fenomeno mafioso nella sua globalità.”

Nell’immagine introduttiva: l’autostrada A29 dopo la Strage di Capaci

11 pensieri riguardo “Giovanni Falcone, il “Maxi Processo”, “l’Ammazzasentenze” e la Strage di Capaci.

  1. Ti ringrazio per l’analisi e per il modo piano, non enfatico che rispetta Falcone, Chinnici, Borsellino e i molti che con loro persero la vita. Come per la libertà, la giustizia e la legge applicata non sono insiemi dato, ma valori comuni che devono essere eternamente riconquistati. Stamattina, parlando di queste persone si è detto che hanno vissuto con la coscienza di una vita degna di essere vissuta. Con la normalità, l’amore, gli affetti e insieme con l’etica del vivere.
    Grazie per le tue parole.

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    1. Grazie a te per la visita. È stato un articolo difficile in termini di ricerca, stesura e rifinitura. Penso che quel che tutti noi auspichiamo sia il ritorno ad una magistratura il più possibile vicina agli ideali e all’opera di quel pool. Il desiderio nostro è che venga sconfitto quel potere giudiziario elitario e carrieristico che la cronaca degli ultimi tempi ci mostra. Tornino i magistrati a fare il loro mestiere, a impegnarsi e rischiare in proprio. A non essere una consorteria votata al potere e al guadagno. Perché questa è l’immagine che oggi stanno trasmettendo. Ritrovino quel senso di abnegazione e impegno che consentirebbe allo Stato di opporsi con efficacia alle mafie e ad ogni forma di delinquenza.

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  2. Volevo aggiungere che era mio intento andare sulle cause dirette e non generiche della strage ed essere sintetico senza ricadere in inutile retorica. Spero di esserci riuscito perché non è mai facile affrontare questi argomenti.

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  3. Ricordo quei momenti difficili e di paura per quello che stava succedendo. Sono passata sul luogo dell’attentato, nei pressi dell’aeroporto di Palermo, anni dopo, e ho visto il monumento a ricordo. Tu hai fatto un’analisi attenta e curata di quei fatti e dei processi che ne sono seguiti, che ho letto con interesse. Buon sabato.

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  4. Anch’io, per ragioni familiari, son passato spesso da quelle parti e, ogni volta, ho avuto la sensazione dell’incombenza della storia e dei grandi ideali sulla nostra vita. Sono esperienze che generano riflessione e anche lo stimolo, nel nostro piccolo, ad adoperarci per una società migliore. Un caro saluto a te.

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    1. Speriamo che la memoria sia da stimolo a non mollare mai la presa. Che si comprenda che, nel tempo, la delinquenza organizzata cambia, cerca di trovare nuovi marchingegni e macchinazioni per sottrarsi alla legge e che quindi è necessario sempre un aggiornamento continuo che consenta di opporsi sempre in modo adeguato a questa piaga.

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  5. La vicenda dei giudici Falcone e Borsellino mostra chiaramente come venga ostacolata l’attività di chi si batte contro le mafie. Il fenomeno sembra oggi più intricato che mai visto che,anche paesi che un tempo sembravano non essere interessati da questa piaga, ne sono ampiamente coinvolti. Manca la volontà politica di risolvere il problema anche perché, troppo spesso,la politica è collusa con la delinquenza organizzata.

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    1. Questo sicuro ma, anche all’interno della magistratura, il carrierismo sembra aver soppiantato quello spirito di abnegazione che sempre aveva accompagnato i giudici del pool. La cosiddetta opinione pubblica, poi, da la sensazione di essere distaccata e, in nessun modo, preme affinché vi sia un cambiamento. Il quadro è decisamente sconfortante.

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