Mamma Maria, “Sa Mundana Cummedia” e… i Tempi Moderni.

La ricerca intorno alle ragioni storiche dei divari sociali è una delle questioni che, nel corso dei secoli, hanno maggiormente alimentato il dialogo politico e culturale. Fior di filosofi, sociologi, storici e intellettuali si son cimentati su questa tematica. Ma l’antropologo sardo Michelangelo Pira (1928-1980), autore del saggio “La Rivolta dell’Oggetto” (Milano 1978) ci fa riflettere sul fatto che, aldilà dei pareri espressi da molti eccelsi studiosi, la questione del divario sociale, coinvolge direttamente la coscienza e la riflessione popolare. Proprio nel libro che ho appena citato, vengono riportati alcuni versi de “Sa Mundana Cummedia”, poema didascalico di Salvatore Poddighe, risalente al primo dopoguerra, contenente “Istruziones in Versos Dialettales a Sa Sarda Giuventude” (istruzioni in versi dialettali alla gioventù sarda) in cui si esprime il punto di vista popolare sulla formazione delle classi sociali e le ragioni storiche – specifica Pira – e “non divine e naturali”, delle ingiustizie e delle diseguaglianze:

“Deus chi es sapiente e bonu mastru

  Sende unu babbu giustu e imparziale,

  ha dadu a totu diritto uguale,

  no ha fattu unu fizu unu fizastru:

  no est po naschere in bonu o malu astru

  s’instamus chie bene chie male:

  totu dipende dae sa faccenda

  de no esser comune sa sienda.”

In sostanza: “Dio che è sapiente e buon maestro, essendo un padre giusto e imparziale, non ha fatto figli e figliastri: non è dovuto al nascere sotto buona o cattiva stella se stiamo chi bene chi male: Tutto dipende dal fatto che i beni non sono in comune.”

Dopo aver letto questi versi ho ripensato a mia madre che, da donna devota e pia quale era, di fronte alle difficoltà quotidiane, invocava Dio dicendo: “

“Signore, vi prego, aiutateci voi che siete grande, potente e misericordioso… Voi solo ci potete.” Credo che mia mamma, oltre ad esser donna devota e pia, fosse pure saggia e, perciò, intendeva rivolgersi proprio a quel dio del quale si parla in “S Mundana Cummedia”. Non certo al dio degli alti prelati e di certi borghesi ipocriti. Non al dio delle genuflessioni e di tanta ostentata pietà pelosa. Perché, sempre nel libro di Michelangelo Pira, ho scoperto che pure un vecchio di Bitti, già molto tempo fa, si era accorto che “son stati gli uomini ad inventarsi un dio capace di leggere in ogni loro pensiero e di difenderli dalle prepotenze dei ricchi. Poi i ricchi si sono impadroniti anche di dio e, anziché fargli fare le leggi volute da tutti gli uomini, gli hanno fatto firmare quelle comode a loro.” Tanta acqua è passata sotto i ponti: idee, principi, religioni, teorie socio-economiche. Mille conflitti che gli uomini hanno sostenuto per queste cose. Eppure ben poco è cambiato. I poveri continuano a soffrire e i ricchi a baciare stole, cordoni e altari e… a sfruttare la povera gente. Intanto, anche “perché non possiamo non dirci cristiani”, mia madre ha continuato a pregare. I poveri son sempre più poveri e i ricchi sempre più ricchi. Questa è la verità de “Sa Mundana Cummedia” che, girala come vuoi, chiamala come ti pare, comunque è sempre attuale.

14 pensieri riguardo “Mamma Maria, “Sa Mundana Cummedia” e… i Tempi Moderni.

    1. In effetti credono di essersene impadroniti per i loro fini, ma per fortuna Dio non ha padroni e… Anch’io credo che mia mamma sia degna del regno dei cieli.Un abbraccio a te caro Gus.

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  1. Non c’è molto da aggiungere. Avevo nove anni quando, iniziando a studiare la storia dell’umanità, mi resi conto che gli dei se li erano inventati gli esseri umani e che le religioni, da teocrazie iniziali, erano diventate presto scusa per ogni cosa, a partire dalle guerre di religione e di conquista, a giustificare le classi dominanti per ogni loro atto, a fare promesse e paura alle masse per evitare ribellioni e mantenerle soggiogate. Filosofie dei popoli, leggi, psicologie ad uso e consumo degli “eletti” per sfruttare l’ignoranza e le angosce altrui. Chi crede si abbandona e si rassegna al fato delle divinità, chi non crede deve cercare ogni giorno dentro di sé la forza per accettare le traversie della vita.

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    1. L’uomo è un essere manipolatore. Crede di poter usare Dio e la religione a suo uso e consumo. Dal canto mio son dalla parte di Blaise Pascal quando sosteneva che “credere è una scommessa” e… Io credo valga la pena rischiare . Basta che il Dio in cui si crede sia quello al quale si rivolgeva mia madre e non quello degli innumerevoli manipolatori che girano per questo mondo.

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      1. Io non riesco a credere che esistano deità varie, o comunque esseri superiori che reggano le fila dell’universo. Credo che l’essere umano sia l’unico fra gli animali che senta la necessità di credere in qualche cosa per poter sopravvivere e darsi pace e risposte a domande che risposte non ne hanno. Noi ci poniamo troppe domande, dovremmo solo riuscire ad accettare la vita e riuscire a viverla finché siamo vivi.

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  2. …è la storia infinita. i potenti saranno sempre potenti, i poveri sempre poveri ed i conflitti continueranno ad esistere.
    Io mi rivolgo a quel Dio ch’è morto crocifisso sulla croce.
    Ti lascio un augurio di serene vacanze
    Rakel

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    1. Grazie, buona estate anche a te. Non è facile cambiare questo mondo. La fede può sostenere ma l’umanità sembra destinata a restare sempre uguale nel suo modo d’essere.

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  3. Con questo post mi hai fatto pensare alla fede genuina e semplice di mia madre e delle mie nonne che si affidavano , con fiducia alla fede. Scrivo da Porto Pino, oggi sono stata a Sant’Antioco. Sono dalle tue parti. Posti super belli. Saluti cari

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    1. Concordo: l’egoismo è una brutta bestia che, dio o non dio, spinge l’uomo a sfruttare ogni mezzo e calpestare il prossimo pur di tutelare i propri interessi e arricchirsi.

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  4. Ciao, il mio pensiero si associa al tuo, ho un grande è incondizionato rispetto per i Credenti di ogni ordine religioso, Cristiani e non, ma nessun rispetto per le varie Chiese che da secoli hanno sfruttato e sfruttano la religiosità per i loro, spesso, vergognosi interessi di bottega.
    Un caro saluto, fulvio

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