Parliamo di SLAPPs

Non è un’espressione onomatopeica tratta da qualche fumetto ma un acronimo che sta per “strategic lawsuit against public partecipation”. Si tratta, più precisamente, di una forma di persecuzione giudiziaria ideata per intimorire e mettere a tacere le voci critiche che si levano, nel mondo del giornalismo e dei blog, che indagano sulle malefatte dei potenti e, in particolare, sulle collusioni tra politica, affari e delinquenza organizzata. Così, il malcapitato giornalista o blogger che opera con intenti d’inchiesta, viene ostacolato e distratto dalla propria attività con una serie di azioni giudiziarie intentante nei suoi confronti (generalmente per diffamazione) dalle quali è chiamato a difendersi con dispendio di energie mentali, oltre che di cospicue risorse economiche. Trattasi di pretese giudiziarie che, alla luce dei fatti e a seguito di un attento esame, si rivelano frequentemente temerarie e infondate.  Un metodo occulto e subdolo col quale potentati economici, potere politico e mafie cercano di decidere cosa si debba leggere e cosa no, limitando, di fatto, libertà di stampa, parola e informazione. Pertanto, se molti giornalisti e blogger vengono messi a tacere con soluzioni minatorie e violente, molti altri vengono intimoriti con missive di studi legali che abusano di quelle norme giuridiche create, non per sostenere gli interessi dei potenti, bensì per tutelare i più deboli contro gli attacchi di chi detiene ogni sorta di potere, compreso il controllo sull’informazione. Ci troviamo dinnanzi ad una chiara minaccia rivolta verso la libertà di stampa, di parola e il diritto del cittadino a informarsi, ragionare e formarsi un’opinione su ogni questione di pubblica rilevanza. Perciò, è ormai urgente, oltre che assolutamente necessario, un intervento ai massimi livelli, volto ad evitare che queste tattiche capziose e dilatorie rendano il mondo dell’informazione schiavo di chi, avendo i mezzi economici necessari, cerca di intimidire giornalisti e blogger, determinando, di fatto, i contenuti e l’interpretazione delle vicende e delle questioni proposte al pubblico. Ultimamente sembra che qualcosa si sia mosso all’interno della Comunità Europea, nella quale si inizia a discutere su “equilibrio fra il diritto degli autori di querele temerarie e il diritto dei cittadini ad essere informati su questioni di pubblico interesse.” Tuttavia, molta strada deve essere ancora fatta per evitare che vengano perpetrate vessazioni come quelle subite dalla giornalista maltese Daphne Caruana Galizia (poi assassinata dai suoi persecutori) e da molti altri suoi colleghi. Serve un sistema legislativo organico e completo che, sin dall’inizio, riconosca il carattere temerario di certe azioni, la loro funzione meramente strumentale e il danno che esse provocano alla libera informazione. Occorre anche la definizione di gravi sanzioni, atte a dissuadere gli autori di queste tattiche intimidatorie. E’ in ballo la tutela della libertà di stampa e del diritto all’informazione. Ma anche delle libertà di pensiero e parola. Perciò, la sensibilità verso queste tematiche deve aumentare e coinvolgere non solo gli addetti ai lavori e le istituzioni, ma anche quell’opinione pubblica, diretta destinataria di un’informazione che pretendiamo sia sempre libera da vincoli strumentali e censure imposte, con modalità subdole e spesso oltre i limiti della legalità, da centri d’interesse economico o regimi politici.

Nell’immagine introduttiva: disegno realizzato dall’autore del blog e liberamente ispirato alla copertina dell’albo di Zagor intitolato “L’Avvoltoio.”

20 Comments

  1. Hai evidenziato con chiarezza un problema che sta assumendo contorni enormi e che si connette con quella manipolazione della libertà per cui tutto diventa merce e relativo. Da tempo non conta più la verità statistica ma la manipolazione del consenso ottenuta attraverso la delegittimazione di chi indaga e propone l’interpretazione di ciò che accade rispetto a chi afferma il contrario con più forza, anche se inverosimile. In Compenso tutti i leoni da tastiera vengono lasciati liberi di dire ciò che vogliono. Terribile quanto accade perché altera le coscienze.

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    1. Ho poi anche la sensazione che la gente si informi poco e superficialmente. Generalmente prende per oro colato ciò che più conviene e questo determina il successo dei manipolatori d’informazione, sempre impegnati a cercar consensi e ben poco propensi a svolgere con correttezza il loro lavoro. Chi davvero va in fondo alle notizie subisce pressioni, minacce, viene indotto a desistere. Se non di adegua vien messo ai margini e, se continua a dare fastidio, rischia anche di essere assassinato.

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  2. Assolutamente.
    Da un lato è rassicurante che molti scelgano la strada delle minacce legali… fino a non molti anni fa, specie ai giornalisti che indagavano contro la mafia, si faceva ben peggio.
    Diciamo che non è un mondo libero…

    Moz-

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    1. Per dirla con le parole di Matthew e Andrew Caruana Galizia, figli della giornalista maltese assassinata per via delle sue inchieste sul malaffare nell’isola: “Le slapp sono un mezzo per intimidire meno barbaro di un’autobomba o di una pallottola in testa, ma il loro effetto sulla libertà di parola è spesso altrettanto devastante.” Vedi Cor-Sera del 17/11/2020.

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    1. Son sempre stato convinto che si tratti di una tematica fondamentale. Oggi siamo distratti, per forza di cose, dal tema della pandemia. Ciononostante è importante anche tornare sull’argomento delle libertà di stampa, pensiero e parola e sull’esigenza che tutti abbiamo di fruire di un stampa libera e non condizionata dagli abusi dei potenti e della malavita organizzata.Non bisogna mai abbassare la guardia e condannare ogni vessazione. Le istituzioni però devono intervenire, indagare sui crimini perpetrati contro gli operatori dell’informazione e sanzionarli pesantemente.

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    1. Giusto: è anche un problema di deontologia professionale. Gli stessi ordini forensi dovrebbero intervenire e valutare quando ci si trovi in presenza di un esercizio anomalo della professione da parte di studi legali senza scrupoli. Purtroppo, in questo mondo, l’esser persona normale o per bene spesso è una maschera: una convenzione che in realtà distingue i potenti e i privilegiati dai più deboli, dagli ultimi e da chiunque non si voglia adeguare all’andazzo generale di corruzione, clientelismo e acquiescenza.

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  3. Il “potere’” ,che a volte oggi chiamiamo “poteri forti”,si è sempre difeso in tutti i modi leciti, illeciti,subdoli, criminali etc. contro tutti coloro che cercano di pensare liberamente (già si è detto di Socrate, di Gesù e di tanti altri nei secoli);l’arma giudiziaria,come tutti gli altri metodi, è a doppio taglio: può essere utilizzata per tutelarsi dal “potere”, ma anche esso lo utilizza spesso a fini negativi.

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  4. Io credo che quando il potere usa mezzi illeciti, subdoli o criminali, non si difende ma attacca la legalità e, con essa chi, anche con piccoli mezzi, cerca di difenderla. Troppi studi legali si fanno portatori di attacchi verso giornalisti d’inchiesta e blogger, sottoponendoli a costose difese che, talvolta, prevedono la comparsa presso tribunali stranieri. Spero che ci sia una presa di posizione da parte dei governi e organizzazioni internazionali, che sia ovunque promossa una legislazione atta a bloccare queste tecniche di guerriglia terroristica giudiziaria della quale, alla fine, tutti paghiamo le spese.

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  5. C’è anche il sistema di usare i blogger o comunque gli appassionati della tastiera contro chi di avventura ad esprimere liberamente le proprie idee nella rete. Certo bisogna sempre migliorare le leggi in ogni materia,ma non dimentico il vecchio detto “fatta la legge trovato l’inganno”. Occorrerebbe anche sanzionare in modo pesante i legali che sostengono cause temerarie per ragioni strumentali (ciò anche in generale nelle cause di altro genere).

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    1. Esiste anche quel problema e non è di poco conto. Questi personaggi sono un po’ come quel figuro armato che ho rappresentato nel disegno introduttivo, appostato sulla roccia. Vanno bloccati e , possibilmente, denunciati. È vero anche , come giustamente sottolinei, che fatta la legge, immediatamente si cerca il modo di eluderla e questo deve spingere tutti ad un’attenzione costante e alla perseveranza nella difesa di diritti fondamentali come libertà di stampa, informazione, pensiero e parola.

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  6. La libertà di stampa e di parola, radio TV Blog, sono una pietra miliare di ogni Democrazia, ma questa libertà non fa distinzione tra le notizie vere e le menzonie o le manipolazioni delle notizie vere o false che siano. Un vero problema di difficile soluzione. Ma questo è solo il mio pensiero.
    Un caro saluto, fulvio

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    1. Sulle cosiddette fake-news e su ogni possibile diffamazione dovrebbe esserci un controllo preventivo da parte di direttori redattori capo. I blogger sono autoreferenti , non realizzano testate giornalistiche e rispondono in proprio di quel che scrivono. Le notizie false e diffamatorie vanno bloccate e i responsabili perseguiti. Il problema nasce quando l’arma giudiziaria è utilizzata come mezzo subdolo per bloccare il giornalismo d’inchiesta. Spesso da quel che emerge dalle inchieste giornalistiche può sorgere l’obbligo di intervenire per la magistratura e io credo che le slapp abbiano proprio il fine di evitare che ciò accada. Giusto dunque un intervento legislativo, sia dell’UE che dello Stato, per distinguere le azioni fondate dalle slapp ed evitare che libertà di stampa venga impropriamente limitata. Cari saluti anche a te.

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    1. Infatti, se la notitia criminis diventa di pubblico dominio, la magistratura deve iniziare l’inchiesta e, come già è stato detto, chi ricorre alle slapp vuole evitare questo. Poi, talvolta, se non ci riesce ricorre a minacce e omicidi.

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    1. È vero , inevitabilmente vengono in mente tanti nomi. Proprio in questi giorni la stampa ha ricordato Maria Grazia Cutuli, ma il pensiero va anche a tanti altri: Anna Politkoskaya, Ilaria Alpi, Miran Hrovatin, Walter Tobagi, Carlo Casalegno, Giancarlo Siani, Mauro De Mauro… l’elenco è davvero lungo. Segno che, per la libertà di stampa, si deve fare molto di più.

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